Quella telefonata cercando ancora lui 3°parte

Quella telefonata cercando ancora lui 3°parte

Respira. Sempre più inquieto. In evidente confusione.

“Io però sinceramente preferisco di no…” mi dice con quella sua calma apparente che mi faceva profondamente imbestialire.

La mia amica mi guarda cercando la mia attenzione: “perché?” Mi suggerisce con il labiale e con i gesti delle mani.

Aforismi Pinkidea
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“Perché?” Dunque gli chiedo ascoltandola.

“Ma perché non voglio fare gli stessi errori che ho fatto in passato e poi non sarebbe giusto nei tuoi confronti, nei miei eee…..della persona con cui sto…” aveva fatto molta fatica a dire di lei.

A renderla parte della sua vita. L’aveva tenuta come ultimo nome della lista di persone a cui farebbe un torto. C’ero io, lui e infine lei. La strega, la tettona rifatta da capo a piede con la quale non avrebbe un futuro nemmeno in un’altra vita.

“Guarda, tradire lei credo proprio sia l’ultimo dei tuoi problemi visto che l’hai tradita mille volte!” Gli getto addosso, senza remore né freni.

“Dai…tra me e te c’è un’attrazione incontrollabile! Appena ci vediamo ci saltiamo addosso! Abbiamo la stessa voglia…perché rinunciare se entrambi desideriamo farlo?”

Gli confesso poi, cercando di persuadere la sua mente e forse….qualcos’altro.

“C’è un tipo di attrazione che non può essere negata insomma…” mi dice sussurrando con quella sua voce dannatamente sexy.

“Appunto! E viviamola per quello che è!” Intervengo allora, con tono deciso e nervoso.

“Eh ma non èèè … ti ripeto, non è né etico né corretto né giusto nei tuoi confronti, di me e quant’altro insomma…” risponde, distruggendo ancora la mia speranza di vivermi, anche solo per una volta, l’amore appieno con lui.

“Ma io voglio!” Gli scaglio addosso, dopo un breve attimo di silenzio.

“Nel senso: nei miei non è scorretto! Se io non volessi, sí, ma se ioooo voglio alla fine è un problema mio…cioè, nel senso…ci ho pensato io, non è che non ci ho pensato e sono una che ragiona anche troppo nella vita!” Cerco di spiegargli poi.

“Ah beh certo…immagino che ci avrai pensato, sí.” Interviene lui, come se stesse, in un certo senso, capendo il mio discorso.

“Ci ho riflettuto…non è che chiamo così dal niente!” Continuo poi.

Respira.

“Certo” si insinua dunque, ancora tra le mie parole.

“Per cui, se ci ho ragionato e sono arrivata a questa cosa è perché ho pensato che sto peggio a non aver agito…cioè a non aver avuto comunque l’occasione di poter agire. Perché poi, fondamentalmente è stato questo il problema: che non ho avuto il tempo per poter agire perché tu sei scappato via! Quindi non è che potevoooo….dopo pensavo che tornassi ma non sei più tornato quindi non ho avuto la notte per poter vivere questa cosa con te!” Gli rivelo.

“Certo…quindi finirebbe lí da parte tua?” Mi chiede, sicuro di fregarmi.

“Sí…perché no!” Rispondo allora decisa, deludendo le sue aspettative maledette.

“Maaa, io non penso!” Risponde allora, con voce triste e affranta.

“Ma cosa ne sai tu?” Gli scaravento addosso agguerrita.

“Maaaa io non so niente…però effettivamente, comunque sia, mi cerchi da un po’ e comunque sia, sei sempre stata diciamo più tu che, in un qualche modo, hai cercato di vederci e l’apprezzo sicuramente…è evidente che tu abbia più possibilità di vederci però non so quanto fare qualcosa ti faccia poi smettere di essere interessata nei miei confronti ooo…”

Ah l’apprezza eh? Allora non gli è poi così indifferente il mio sincero sentimento per lui!

Non lo lascio nemmeno terminare la frase che mi affretto ad intervenire.

“Potrebbe essere!” Gli dico decisa. Così decisa  che quasi ci avrei potuto credere anche io.

“Potrebbe essere! Perché no! Potrebbe essere anche quello…” proseguo dunque imperterrita con la mia assurda ma tenace recita.

Lo sento soffiare inquieto. Respirare forte. Percepisco forte e chiaro il suo subbuglio interiore come fosse a un passo da me.

È agitato. Innegabilmente agitato.

Respira a fondo.

“Chi lo sa…” dice a fil di voce con tono affranto.

Respira di nuovo.

“Potrebbe essere anche quello….perchééé io non lo posso sapere…finché non vivo una cosa non posso giudicare e non posso saperlo…” proseguo.

Respira ancora. Soffia più agitato del vento.

“Comunque io non escludo il fatto che potrebbe scemarsi la cosa perché magari a me la cosa dopo capisco cheeee…”

Tra le mie parole lo sento soffiare sempre più insofferente.

“Che non mi interessa più. Con te intendo. Non in generale. Con te parlo…” In quel momento mi sono sentita così fiera di me che mi sarei quasi stretta la mano.

“Finché non la vivo la cosa non la posso sapere!” Aggiungo poi.

“E tu cosa pensi? Che sarà così o no?” Mi chiede lui, preoccupato e deciso a farmi ammettere una verità che aveva sempre conosciuto.

“Potrebbe essere, non lo so…e non posso saperlo!” Rispondo nervosa ma comunque sicura di me.

Respira a fondo. Sempre più in fermento.

“Penso che….allora: io penso che ci sia una bella…” cerco di parlare ma lui, meschino, mi interrompe:

“Ma tu cosa vorresti?” Domanda concitato.

“Io vorrei quello…sinceramente…” rispondo un po’ impacciata.

“E basta. Tu vorresti solo quello da me?” Mi chiede poi, convinto che non sia così. Che non possa essere possibile da una come me. Che mette il cuore ovunque, che crede nelle favole, nel principe azzurro e nel lieto fine.

“Sì…cioè, vorrei che la cosa si smorzasse…” gli confesso, questa volta mantenendo la calma e con tono più convincente possibile.

“In che senso?” Mi domanda poi, a fil di voce. Continuando, tenace, a farmi ammettere una realtà che mai gli avrei più potuto dire.

Mai finché non si fosse finalmente deciso ad accettare l’amore che prova per me.

Ad accettarmi con orgoglio nella sua vita.

“Nel senso che hai detto tu! Che magari la cosa potrebbe andare scemando…che invece di esserci…” gli rispondo veemente, interrotta nuovamente dalla sua dolce e infima voce assassina.

“Ma tu cosa vuoi, cosa vuoi da me?”

Sì accanisce e affretta a chiedermi tra le mie parole decise.

“Vuoi solamente appunto, quello e basta…” prosegue.

“Andare fino in fondo!” Gli rispondo risoluta.

Le nostre voci si sovrappongono mescolandosi in un unico e perfetto suono di beffarde frasi senza senso.

“Sì!” grido allora.

Respira a fondo.

“Ma nooo!” Risponde disperato.

“Ma perché no?” Gli chiedo allora.

“Perché da tutto quello che mi hai detto fino adesso mi è sembrato che non sia così…” risponde.

Ma che bravo, ci sei arrivato! è ovvio che non è così! Ma quando mi avevi detto che ti mancavo già? Che non saresti mai venuto in hotel da me facendo tutta quella strada se non ti fossi davvero interessata? Quando mi sussurravi: “come sono felice di stare qui con te! Come sto bene!”, non l’avevi forse detto sempre tu, che ora vuoi farmi credere di non provare altro che attrazione carnale?

Che cosa c’è? Tu puoi essere il re degli incoerenti e io no?

Mi spiace, ma io posso essere la tua regina se voglio!

“E se magari lo facciamo ed è così poi?” Gli domando, cercando di generare in lui valanghe di dubbi e incertezze.

Respira a fondo.

“Mmmm non lo so, comunque sia poi non mi sembra giusto….meglio lasciar perdere la cosa e via!” Risponde, tentando di autoconvincersi che é giusto non vedermi più. Scappare da me e da quello che prova al solo avermi dinnanzi agli occhi.

Respira a fondo.

“Ma.. per me no! perché comunque, almeno a me, servirebbe di piú che così. Così, ti rimane comunque la voglia e ti rimane il tarlo e per me un punto interrogativo e rimane anche da parte tua un punto interrogativo secondo me…” gli enuncio dopo aver guardato la mia migliore amica che, accanto a me, mi mimava il simbolo del punto interrogativo per suggerirmi le parole giuste da dirgli.

“Perché comunque attrazione c’è, come dici tu! altrimenti saremmo già amici da un pezzo! Mi avresti fatto gli auguri di compleanno invece di non rispondere e mi avresti trattata come una tua amica. Invece, se le cose non sono così, ciò vuol dire che comunque non è un’amicizia normale e una cosa normale. Quindi, voglio dire, la cosa potrebbe essere che uno, facendo il danno fino in fondo, capisce determinate cose.

Allora: un po’ è uno sblocco mio che mi serve. Ma mi serve con una persona come te con cui io ho confidenza, con cui io mi sento libera e mi sento a mio agio. E quindi per me sarebbe il superamento di un blocco che mi porto dietro da tanto tempo. Che è un problema sicuramente mio, però è un blocco che a meeee cioè, ti giuro, mi pesa un sacco. Non puoi capire quanto. Veramente tanto.” Gli spiego con il cuore in mano.

Credo sia stato il discorso più onesto che sono riuscita a fargli in tutta quella lunga e tortuosa conversazione. Con lui riuscivo ad aprirmi come con nessuno avrei potuto fare. Ma farlo sentendomi capita. Perché se c’era una cosa che sapevo è che lui mi aveva sempre capita.

Come se mi conoscesse da sempre. Come se potesse accattarmi e amarmi per quella che sono.

Con il mio passato anomalo, con le mie paure e incertezze, con i miei dolori e le mie speranze bambine.

“Ci credo” bisbiglia, con il timido timore di intervenire spropositamente in un argomento importante, quanto difficile per me, da trattare.

“Ma tanto anche nel rapportarmi con le altre persone. Cioè, a me dá fastidio però purtroppo la mia vita è andata in questa maniera qua. Io purtroppo, magari ho avuto troppa razionalità nel mio ragionamento e mi ha portato a non agire tante volte che magari avrei voluto agire, per una questione di etica morale, di valori, eccetera, eccetera….però sono arrivata a un’età e a un punto che sinceramente ho dei blocchi che mi pesano e penso che possano essere un fattore negativo nella mia vita. Cioè, che questi blocchi mi portino comunque a non trovare mai una persona adatta a me. Se invece io mi tolgo questi blocchi e mi vivo le cose come devono essere vissute, magari capisco anche io che certe persone vanno bene solo per quello. E quindi in questo caso che tu andresti bene solo per quello per me e non per altro.”

Ce l’avevo fatta. Avevo detto tutto quello che avrei voluto dirgli quando, a un passo dai suoi occhi, non ne avevo avuto il coraggio e la forza.

Mi ero liberata di tutto.

Che cosa credeva, che gli avrei detto: “Da te voglio una dolce e bella storia d’amore? “Ti amo da morire? Ti amo da sempre e ti vorrei al mio fianco per il resto della mia vita? Per poi sentirmi nuovamente dire: io non provo altro che attrazione fisica per te! Non ti vedo come la donna giusta al mio fianco! Troverai l’uomo giusto!”

Ma col cazzo!

Stavolta non avrebbe avuto altro che quello che lui sapeva dare a me. Nient’altro che colpi secchi al cuore. Che parole taglienti come lame affilate, ardenti come brace, amare come il veleno.

Stavolta, non mi sarei lasciata fregare dal mio profondo amore per lui, perché proprio per quell’amore, sarei arrivata alla fine del mio abile e amabile inganno per costringerlo a guardarsi dentro.

Per dimostrargli che non esiste sesso senza amore. Che non si può provare qualcosa di forte e ignorarlo autoconvincendoci che non sia niente.

Che non avrebbe mai più potuto fare a meno di me, una volta che fossi caduta languidamente fra le sue braccia. Nello stesso e identico modo in cui non avrei più potuto io.

 

 

 

 

 

 

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